Pietro Fedeli
Quello che sta emergendo dal caso della sparatoria nel boschetto di Rogoredo a Milano non è più la solita narrazione forzata della “legittima difesa” legata a un controllo antidroga, ma qualcosa di molto più inquietante: indizi concreti che non solo mettono in discussione la versione ufficiale, ma mostrano una gestione opaca, contraddittoria e potenzialmente criminale da parte di chi era in divisa quella sera.
In casi come quello del boschetto di Rogoredo, emerge con forza un problema strutturale della politica italiana:
un governo che sembra trovare ogni occasione per attaccare la magistratura invece di garantire trasparenza e rispetto delle regole.
Subito dopo il fatto Salvini aveva dichiarato:
“Sono dalla parte del poliziotto, senza se e senza ma.”
Secondo la sua dichiarazione, pubblicata all’indomani della sparatoria, il giovane “aveva estratto una pistola e per questo è stato colpito da un agente”.
Assolutamente escluso qualsiasi dubbio sulla dinamica dei fatti…. e aspra critica alla magistratura per la decisione di mettere sotto inchiesta l’agente:, “ nel nuovo “pacchetto sicurezza” del governo c’è una norma per evitare che gli agenti vengano automaticamente indagati dopo essersi difesi.
In un contesto del genere, diventa insopportabile assistere a una narrativa politica rassegnata a difendere a priori gli agenti, a criticare la magistratura per il solo fatto di svolgere il proprio lavoro investigativo, o peggio, a chiedere protezioni legali speciali per le forze dell’ordine.
Quando organi giudiziari indipendenti aprono un’inchiesta e raccolgono prove che mettono in discussione la versione di chi detiene potere e pistola, la reazione obbligata di un governo serio dovrebbe essere il rispetto delle procedure e delle istituzioni, non l’attacco sistematico alla magistratura e la difesa scomposta di comportamenti potenzialmente illegittimi.
Uno Stato di diritto non si misura da quante volte difende le forze dell’ordine, ma da come reagisce quando anche chi è chiamato a servire e proteggere è sospettato di aver violato le leggi. Negare, minimizzare o attaccare chi indaga non è protezione dello Stato: è erosione della fiducia pubblica
#Rogoredo #ipotesiomicidiovolontario
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