Etica Digitale (Feddit)

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Etica Digitale è un gruppo volontario indipendente attivismo con l’intento di riportare la persona e i diritti al centro del dibattito tecnologico.

Se fatto nel rispetto del regolamento, ogni contributo è benvenuto!

Regolamento:

  1. Rispetto e cordialità sempre
  2. Niente troll
  3. Niente pubblicità
  4. Evitare di andare fuori tema nelle discussioni
  5. Evitare discorsi con sfondi politici o propagandistici che non siano strettamente correlati agli argomenti trattati
  6. No attività illegali
  7. Non importunare le e gli utenti in privato.

Alcune informazioni utili:
🔹 Sito: eticadigitale.org
📧 Email: etica.digitale@mailfence.com
🦣 Mastodon
📣 Telegram (canale)
👥 Telegram (gruppo)

founded 4 years ago
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I social network sono ancora social? da Focus.it

https://www.focus.it/tecnologia/digital-life/i-social-network-sono-ancora-social-come-gli-algoritmi-hanno-ucciso-le-nostre-relazioni-digitali

I #socialnetwork come li conoscevamo stanno scomparendo: le piattaforme sono diventate "media algoritmici" progettati per catturare la nostra attenzione e massimizzare i profitti pubblicitari.

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L'agenzia federale USA per la sicurezza delle frontiere e dogane avrebbe attinto dall'ecosistema della pubblicità online per tracciare i movimenti delle persone

Un documento interno del Dipartimento della sicurezza interna ottenuto da 404 Media mostra per la prima volta che il U.S. Customs and Border Protection ha utilizzato i dati di localizzazione provenienti dal settore della pubblicità online per tracciare la posizione dei telefoni.

https://www.404media.co/cbp-tapped-into-the-online-advertising-ecosystem-to-track-peoples-movements/

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Per il Tar del Lazio, nei procedimenti automatizzati deve essere sempre garantita una “riserva di umanità”

Accolto il ricorso di un candidato che ha omesso una casella di controllo. Gli esaminatori devono esercitare un controllo umano effettivo e sostanziale, non meramente formale.

Nel resto della newsletter Maggioli, segnalazioni su accessibilità, sicurezza informatica e protezione dei dati personali.

Newsletter completa su: https://mg.newslettermaggioli.it/nl/gruppomaggioli/_newshtml/_5409.mn

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Nuove frontiere del bigottismo - La pornografia che raffigura relazioni sessuali tra parenti acquisiti sarà vietata

La cosiddetta pornografia "appena legale" e i contenuti che raffigurano relazioni sessuali tra parenti acquisiti saranno vietati nell'ambito degli sforzi per regolamentare la condivisione di immagini intime.

Il provvedimento nasce anche da alcune criticità riscontrat nella società anglosassone:

"In effetti, nel Regno Unito, circa la metà di tutti i casi di abusi sessuali su minori vengono perpetrati da genitori acquisiti, eppure la rappresentazione di questo tipo di pornografia consente alle aziende produttrici di porno di trarre profitto da contenuti che raffigurano qualcosa che è assolutamente illegale nel Regno Unito."

lbc.co.uk/article/pornography-…

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Il Centro Nexa tra i partner istituzionali del bando HANGAR POINT 2026/2027

Le notizie dal Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino su @eticadigitale

Torino, marzo 2026 | Il Centro Nexa su Internet & Società ha siglato una collaborazione in riferimento al bando HANGAR POINT 2026/2027 promosso da Hangar Piemonte
The post Il Centro Nexa tra i partner istituzionali del bando HANGAR

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Una Masterclass su come NON gestire una Crisi. Mi raccomando: like 👍 like 👍 like 👍e, se condividete, un 8️⃣ sul registro!

Cosa succede quando un prof con milioni di follower viene accusato di usare i propri studenti minorenni come spammer per l'algoritmo in cambio di voti? Per capire come si distrugge l'accountability tra scuse non scuse, gaslighting e l'uso dei propri follower.
Il video di @lastknight

https://youtu.be/T1OuRMnLdiE

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192° Mercoledì di Nexa – Dall’Internet dei social network all’Internet degli agenti AI personali

Le notizie dal Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino su @eticadigitale

11 marzo 2026 | MARCO RONDINA (Politecnico di Torino e Centro Nexa) e ANTONIO VETRÒ (Politecnico di Torino e Centro Nexa)
The post 192° Mercoledì di Nexa – Dall’Internet dei social network all’Internet degli agenti AI personali

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Attacco all'Europa: gli USA ordinano ai diplomatici di combattere le iniziative sulla sovranità dei dati

L'amministrazione del presidente Donald Trump si oppone alle leggi europee sulla sovranità dei dati e ha ordinato ai propri diplomatici di contrastare GDPR e AIAct e un cablogramma di Rubio critica il GDPR definendolo oneroso.
Ma ormai l'Europa diffida delle pratiche sui dati delle bigtech USA

https://www.reuters.com/sustainability/boards-policy-regulation/us-orders-diplomats-fight-data-sovereignty-initiatives-2026-02-25/

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Gli effetti politici dell'algoritmo di feed di X

Il passaggio da un feed cronologico a uno algoritmico ha aumentato il coinvolgimento e ha spostato l'opinione politica verso posizioni più conservatrici, in particolare per quanto riguarda le priorità politiche, la percezione delle indagini penali su Donald Trump e le opinioni sulla guerra in Ucraina.

Abbiamo scoperto che l'algoritmo promuove contenuti conservatori e declassa i post dei media tradizionali. L'esposizione a contenuti algoritmici porta gli utenti a seguire account di attivisti politici conservatori, che continuano a seguire anche dopo aver disattivato l'algoritmo,

https://www.nature.com/articles/s41586-026-10098-2

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Social Debug: di comizi virtuali, fuffaguru (e social guru) e fake digitali

Il fuffaguru-convinto è una figura che crede in quello che dice, che “non parla, slogheggia”, usa dei termini che capiscono solo loro - come il gergo che si usa in *ogni* ambiente tbh ;) - e hanno ragionamenti che fanno solo loro.

https://signorina37.substack.com/p/social-debug-di-comizi-virtuali-fuffaguru

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Estrattivismo dei dati

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Radio Ondarossa | 16 febbraio 2026 | con Dario Guarascio e Maurizio Borghi
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submitted 1 month ago* (last edited 1 month ago) by lgsp@social.tchncs.de to c/eticadigitale@feddit.it
 
 

È giusto vietare i social ai giovani?

Una bella puntata del #podcast globo del #ilpost con Giovanna Mascheroni, sociologa dei media digitali, in cui si discute dei problemi dei social per giovani e non solo, e come si vogliono affrontare, e come si *dovrebbero* affrontare.

In tutto questo fatico a capire quali saranno le conseguenze per il fediverso...

EDIT: se a qualcuno interessa ho qualche puntata da regalare

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https://www.ilpost.it/podcasts/globo/togliere-i-social-ai-giovani-con-giovanna-mascheroni/

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Longevity by Design: AI, Data and Healthy Ageing

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27 febbraio 2026 | JOHANNES WALTER (IU University of Applied Sciences)
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Quando l'archiviazione del codice sorgente viene riconosciuta come bene pubblico digitale: spunti dal percorso decennale di Software Heritage presso l'UNESCO

Senza conservazione, le società perdono la capacità di comprendere come sono stati costruiti i sistemi, perché sono state prese le decisioni e come la conoscenza si è evoluta nel tempo. La conservazione, quindi, non significa guardare al passato; significa consentire la continuità. Quando il software viene preservato, la conoscenza rimane verificabile. Quando il software è accessibile, l'apprendimento diventa possibile. Quando il software è documentato, l'innovazione può basarsi su ciò che già esiste. Ciò è particolarmente importante per le comunità con meno risorse, dove perdere la conoscenza digitale significa perdere opportunità

https://diff.wikimedia.org/2026/02/16/when-source-code-archival-is-recognised-as-digital-public-good-insights-from-software-heritages-10-year-journey-at-unesco/

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Internet funziona ancora: Wikipedia difende i suoi redattori: l'intervista a Jacob Rogers, Associate General Counsel c/o Wikimedia Fnd, a capo del team dei reclami legali contro i contenuti WM e dei redattori

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Dieci anni fa, la Wikimedia Foundation, l'organizzazione no-profit che gestisce Wikipedia, ha ricevuto 304 richieste di modifica o rimozione di contenuti in un periodo di due anni, esclusi i reclami per violazione del copyright. Solo nel 2024, ha ricevuto 664 richieste di rimozione di questo tipo. Solo quattro sono state accolte. Con l'aumento dei reclami relativi alle opinioni degli utenti, Wikimedia ha ampliato il suo team legale per difendere i redattori volontari che scrivono e gestiscono l'enciclopedia.

eff.org/pages/internet-still-w…

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I dati clinici: un bene comune?

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12 febbraio 2026 | Con Maurizio Borghi (Co-Direttore del Centro Nexa), Maria Chiara Pievatolo (Trustee del Centro Nexa) e Daniela Tafani (Faculty Fellow del Centro Nexa)
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Verso un’austerity dei diritti digitali (e non solo)

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CRS | 8 febbraio 2026 | di Maurizio Borghi
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Una giuria ha affermato che Meta e Google hanno "progettato la dipendenza" in un processo storico negli Stati Uniti

Meta e YouTube, di proprietà di Google, sono stati accusati lunedì di aver promosso app altamente coinvolgenti sui bambini, mentre un processo storico sui social media è iniziato sul serio in un tribunale della California.

https://techxplore.com/news/2026-02-jury-told-meta-google-addiction.html

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Fallo subito e poi sfuggi alla regolamentazione

Contenuti in riproduzione automatica, pubblicità personalizzata, gamification: ecco gli elementi progettati per influenzare in modo sottile gli utenti di Internet. Il Digital Fairness Act mira a contrastare questo fenomeno. Tuttavia, uno studio del Corporate Europe Observatory rivela che le grandi aziende tecnologiche come Meta e Google stanno facendo pressioni contro i piani della Commissione Europea.

https://netzpolitik.org/2026/big-tech-lobbying-erst-machen-dann-lieber-nicht-reguliert-werden/#netzpolitik-pw

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Sousveillance: quando il pubblico sorveglia lo Stato di sorveglianza

In un periodo di ripetuti scontri violenti tra civili e forze dell'ordine federali, in particolare quando coinvolgono agenti del Dipartimento della sicurezza interna, registrare e documentare le loro attività è fondamentale per garantire verità e responsabilità.

https://thefulcrum.us/civic-engagement-education/sousveillance-ice-surveillance-state-dhs-data

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Tecnocapitalismo USA: controllare gli utenti o smontare le premesse giuridiche degli oligopoli? Il post della prof.ssa Federica Capelluti su X

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Alla domanda “come affronterebbe il controllo pervasivo del tecnocapitalismo statunitense?” si può provare a rispondere chiedendosi se sia più utile, per affrontare il problema, controllare gli utenti oppure lavorare sulle leve economico-giuridiche che hanno permesso la nascita e il consolidamento degli oligopoli tecnologici.
Qui alcuni appunti su indizi della natura pretestuosa di certi slogan ricorrenti, addotti per giustificare il controllo, e su possibili leve concrete da costruire o da azionare perché, anche quando esistono, restano sistematicamente eluse.

1) Sui pretesti.

Primo indizio: la prima tutela dei minori dovrebbe essere a scuola

La tutela dei minori è un obiettivo legittimo, ma rischia di venir usato come passepartout per l'identificazione e il controllo generalizzato dell’accesso alla rete e delle comunicazioni private, vd. iniziative come la verifica dell'età e Chat Control 2.0.
La Commissione UE ha pubblicato un modello per la verifica dell’età che, sulla carta, prova a essere rispettoso della privacy dell’utente verso la piattaforma o la app finale [ec.europa.eu/commission/pressc… ma in ogni caso introduce un meccanismo di controllo in accesso. Il modello è costruito sulle stesse specifiche del portafoglio europeo di identità digitale (digital ID wallet / EUDI Wallet) e pensato per integrarsi con esso. Non è difficile intravedere almeno un rischio di slittamento d’uso: ciò che nasce per una categoria di contenuti può diventare infrastruttura di accesso e quindi di sorveglianza [edri.org/our-work/showing-your… e di conseguenza anche di chilling effect, cioè di incentivo all’autocensura e persuasione a non utilizzare spazi digitali perfettamente leciti.
Se davvero l’interesse primario fosse sui minori, si sarebbe dovuto partire dalla scuola. In primo luogo, si sarebbe dovuto evitare di normalizzare ecosistemi proprietari nella scuola (e nell'università). Invece è stato fatto l’opposto: durante e dopo la pandemia, con la DAD, la dipendenza da piattaforme private #GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft) si è consolidata enormemente [[altreconomia.it/la-scuola-ital…](https://altreconomia.it/la-scuola-italiana-al-mercato-dei-dati/%5D.)
La piattaformizzazione (platformisation) dell’educazione è stata presentata e introdotta come una innovazione “neutrale”, come semplice “uso di strumenti digitali”, ma nella realtà è una trasformazione profonda che implica una riorganizzazione della scuola (e del senso della scuola) attorno alla piattaforma stessa. Non è solo una questione tecnica-economica ma ha a che fare con i fini dell’educazione, l’autonomia dell’istituzione, e la forma mentis che coltiviamo negli studenti stessi. Si tratta di una trasformazione che espone la scuola a “una riduzione in chiave utilitaristica” [[testoesenso.it/index.php/testo…](https://testoesenso.it/index.php/testoesenso/article/view/599%5D.) Inoltre, anche dal punto di vista dell'interesse economico pubblico questa scelta è controproducente perché induce trasferimento di ricchezza della collettività (attraverso la spesa pubblica) ad attori privati extra-nazionali, rinforzando il lock-in tecnologico. Una ricchezza che invece potrebbe alimentare la creazione di infrastrutture e servizi pubblici in un ciclo economico positivo, di sviluppo, per la collettività stessa.
Ovviamente esistono alternative, abilitate dal software libero, da standard aperti e interoperabili e da infrastrutture pubbliche, ma le proposte in tal senso rimangono sostanzialmente inascoltate. Qui un’iniziativa recente ma utile a ricordare che la normativa italiana è già orientata a privilegiare soluzioni non proprietarie, ma raramente viene applicata [[softwarelibero.it/sites/defaul…](https://www.softwarelibero.it/sites/default/files/fields/field_file/lettera_istruzione_190425.pdf%5D.)
Perciò, quando si parla di “tutela dei minori” e al contempo li si immerge fin dalla scuola in un ambiente digitale strutturalmente tossico (per es., a rischio estrazione dati e profilazione, a rischio dipendenza tecnologica, per non parlare dei rischi relativi alla qualità e alla natura dell'appredimento) [Vd. come esempio concreto: [noyb.eu/it/noyb-win-microsoft-…](https://noyb.eu/it/noyb-win-microsoft-ordered-stop-tracking-school-children%5D,) le priorità andrebbero riviste. Infine, tutto il discorso relativo alla necessità di verifica dell'età ignora le possibilità offerte dagli strumenti di parental control che possono essere utilizzati dalle famiglie. Si dovrebbe lavorare a rendere questi strumenti più incisivi e facili da utilizzare.

Secondo indizio: istituzionalmente è più “comodo” negoziare con pochi attori

Un elemento più antipatico forse da accettare ma reale deriva dal constatare come, dal punto di vista delle istituzioni UE, un ecosistema pienamente plurale e decentralizzato (cosa tecnicamente possibile) sia molto più difficile da gestire. La storia recente (per es. nel periodo pandemico) ci dimostra che la CE preferisce interagire, anche attraverso canali informali [vd. judiciary.house.gov/sites/evo-… con un numero ristretto di piattaforme proprietarie per regolare il discorso pubblico. Esiste cioè un incentivo strutturale in tema di “social” a preferire oligopoli digitali perché abilitano scorciatoie politicamente molto appetibili per la moderazione dei contenuti.

Terzo indizio: “take back control” europeo, ma di cosa?

Suona bene “take back control”, ma è retorico se a monte non si affrontano alcuni nodi strutturali. Primo, la dipendenza extra-UE lungo tutta la filiera digitale (software, cloud, cybersicurezza, hardware). Uno studio del Parlamento europeo 2025 la mappa in modo esplicito le dipendenze europarl.europa.eu/thinktank/e…
Secondo, gli effetti extraterritoriali delle infrastrutture globali. Qui [roars.it/chi-ha-paura-della-li… ho fatto due esempi, riferendomi al caso di Francesca Albanese e a quello della Corte Penale Internazionale, per mostrare come la sovranità, anche a livello giurisdizionale, possa essere “bucata” grazie alla natura globale/transnazionale dei sistemi e servizi bancari e digitali.
In sintesi, aggiungere “regole” per l’accesso a internet e ai social non scalfisce minimamente le piattaforme oligopoliste. Le regole sono semmai rivolte contro gli utenti, di certo non contro le Big Tech.

2) Sulle leve concrete

Innanzitutto, gli oligopoli non sono un accidente della natura: sono il frutto di scelte normative e politico-economiche (e culturali) che hanno costruito recinti da cui è molto difficile uscire.
Per questo la soluzione non dovrebbe essere cercare di contrapporre a questi “giganti” altri giganti “nostrani” ma smontare le premesse giuridiche su cui si è potuta consolidare la la loro natura oligopolista. È questa natura oligopolista o accentrata (anche statale o unionale) delle tecnologie ad essere di per sé un pericolo per la democrazia, a prescindere da chi le controlla.

La leva tecnico-giuridica: il diritto (o divieto) di aggirare i recinti tecnologici

La leva tecnico-giuridica è quella che negli USA con il DMCA (Digital Millennium Copyright Act) e in Europa con direttive affini sul copyright digitale rende difficilissimo se non rischioso (per il consumatore) se non addirittura proprio illegale aggirare quelle che sono vere e proprie limitazioni d’uso dei propri dispositivi o accesso ai propri dati. Vd. per fare un esempio le ricadute sul tema della riparazione [repair.eu/resources/policy-bri…
Allargo volutamente il discorso ai dispositivi perché, mentre l’UE sta ponendo grande attenzione ai “social”, abbiamo un duopolio Apple/Google a governare il mercato degli smartphone, strumenti che stanno diventando l’interfaccia primaria della vita sociale, economica e politica. @demartin ha scritto un libro proprio su questo, dove mostra come, rispetto al vecchio PC, lo smartphone comprime libertà basilari (installare liberamente, cambiare sistema operativo, manipolare davvero il dispositivo, avere più di un profilo utente per dispositivo – tanto per riallacciarsi al tema della tutela dei minori). Fino ad arrivare al paradosso che siamo noi ad essere posseduti dal dispositivo più che il contrario. [addeditore.it/prodotto/juan-ca… nexa.polito.it/wp-content/uplo…
Le stesse problematiche riguardano un’infinità di oggetti di uso comune e di lavoro il cui controllo viene sempre più esternalizzato dall’utente grazie all’elettronica, al firmware e al governo su cloud. Il che ha anche tutta una serie di ovvie e non positive conseguenze sulla tanto declamata sicurezza, ma il fatto rimane in secondo piano.
Insomma, “riprendere controllo” sul serio vorrebbe dire prima di tutto rimuovere i blocchi giuridici e tecnici che impediscono all’utente di possedere davvero i “suoi” dispositivi e i “suoi” dati. Solo così potrebbe crearsi un mercato plurale e decentralizzato di imprese tecnologiche e comunità che creano servizi e strumenti indipendenti. Cory Doctorow ha presentato una strategia di questo tipo nel caso del Canada, ma è un’analisi che si adatta anche all’UE; è molto interessante e il titolo è significante: “Disenshittification Nation”: [[pluralistic.net/2026/01/29/pos…](https://pluralistic.net/2026/01/29/post-american-canada/#ottawa].)

3) Cose fattibili da adesso (con volontà politica) per contrastare la pervasività delle Big Tech

Sul lato delle piattaforme, qualcosa di realistico e incisivo si potrebbe fare da subito, con volontà politica, a partire da scuola/università e P.A., come primo terreno di decolonizzazione dalle #GAFAM.
In secondo luogo, andrebbero azionati requisiti democratici minimi su tutte le piattaforme online, e tanto più sulle very large.
Requisito minimo #1: per tutte le piattaforme, algoritmi open source realmente ispezionabili/verificabili, perché oggi determinano visibilità, priorità, la formazione delle varie echo-chamber e conseguente polarizzazione degli utenti. Conoscerli e poterli verificare è molto istruttivo, quantomeno, e culturalmente e politicamente importante.
Requisito minimo #2 (il più importante): algoritmi di moderazione “neutrali” salvo la rimozione di contenuti illegali (filiera che peraltro dovrebbe essere sotto il controllo della polizia postale e delle apposite agenzie statali). Per il resto: pluralismo e controllo da parte dell’utente, non “verità d’autorità”.
Infine: alternative concrete alle grandi piattaforme social esistono già. Un esempio di “sistema decentralizzato e plurale” che conosco come utente è Mastodon (Fediverso): software libero, federato, basato su protocollo ActivityPub: abilita un pluralismo reale perché si basa su molteplici istanze/moderazioni e non su un centro unico. Proprio perché pluralista, la moderazione è locale e più frammentata; la scoperta di contenuti richiede maggiore iniziativa da parte dell’utente, la governance è senz’altro più faticosa perché è a carico degli utenti che creano e mantengono le istanze. È il prezzo di non avere un sovrano. Sobbarcarselo, probabilmente, richiede anche un cambiamento culturale.

Qui il post originale

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SOCIAL VIETATI UNDER 16: di chi è la COLPA e qual è la SOLUZIONE?

La vera soluzione non è tecnologica, ma passa per la responsabilizzazione dei genitori che forniscono l'accesso, possibilmente con una sana deterrenza economica.
Perché quando non si è in grado di esercitare la responsabilità individuale, la prospettiva è sempre la sorveglianza di Stato.

Inutile dire che sono TOTALMENTE d'accordo con @lastknight

https://youtu.be/PLjnxix224Q

@eticadigitale

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128° Nexa Lunch Seminar – Social media e obbligo di remunerare i “creators”

Le notizie dal Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino su @eticadigitale

25 febbraio 2026 | LUDOVICO BOSSI (Università Luiss Guido Carli)
The post 128° Nexa Lunch Seminar – Social media e obbligo di remunerare i “creators” appeared first on Nexa Center for Internet & Society.
nexa.polito.it/lunch-128/

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https://interoperable-europe.ec.europa.eu/collection/open-source-observatory-osor/news/germany-aims-standardise-odf-2027

Nel 2025, il governo federale tedesco si è impegnato ad adottare l'Open Document Format (ODF) come standard nazionale, spinto da ambizioni che vanno oltre la semplice interoperabilità tecnica. Nel marzo 2025, durante la sua 46a riunione, il Consiglio di pianificazione IT (IT Planungsrat), l'organismo politico centrale che guida la digitalizzazione della pubblica amministrazione in Germania, ha osservato che “i formati di scambio aperti sono necessari per la cooperazione a livello nazionale”, accogliendo con favore la risoluzione della 2a Conferenza dei ministri digitali (DMK), che si è tenuta il 18 ottobre 2024 a Berlino. In quell'occasione, la DMK ha riconosciuto i formati aperti come un elemento chiave per rafforzare la sovranità digitale della pubblica amministrazione tedesca e ha invitato il Consiglio di pianificazione IT a promuovere l'adozione di un formato di scambio aperto, come l'ODF, nelle procedure tra il livello federale e gli Stati entro il 2027, in linea con le capacità di implementazione e migrazione dei sistemi esistenti. La DMK è stata istituita nell'aprile 2024 come conferenza permanente dei ministri digitali dello Stato e come continuazione delle riunioni “D16” tenutesi dal 2019, promuovendo lo scambio con il governo federale e il Consiglio di pianificazione IT.

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