Etica Digitale (Feddit)

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Etica Digitale è un gruppo volontario indipendente attivismo con l’intento di riportare la persona e i diritti al centro del dibattito tecnologico.

Se fatto nel rispetto del regolamento, ogni contributo è benvenuto!

Regolamento:

  1. Rispetto e cordialità sempre
  2. Niente troll
  3. Niente pubblicità
  4. Evitare di andare fuori tema nelle discussioni
  5. Evitare discorsi con sfondi politici o propagandistici che non siano strettamente correlati agli argomenti trattati
  6. No attività illegali
  7. Non importunare le e gli utenti in privato.

Alcune informazioni utili:
🔹 Sito: eticadigitale.org
📧 Email: etica.digitale@mailfence.com
🦣 Mastodon
📣 Telegram (canale)
👥 Telegram (gruppo)

founded 3 years ago
MODERATORS
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Internet funziona ancora: Wikipedia difende i suoi redattori: l'intervista a Jacob Rogers, Associate General Counsel c/o Wikimedia Fnd, a capo del team dei reclami legali contro i contenuti WM e dei redattori

@eticadigitale

Dieci anni fa, la Wikimedia Foundation, l'organizzazione no-profit che gestisce Wikipedia, ha ricevuto 304 richieste di modifica o rimozione di contenuti in un periodo di due anni, esclusi i reclami per violazione del copyright. Solo nel 2024, ha ricevuto 664 richieste di rimozione di questo tipo. Solo quattro sono state accolte. Con l'aumento dei reclami relativi alle opinioni degli utenti, Wikimedia ha ampliato il suo team legale per difendere i redattori volontari che scrivono e gestiscono l'enciclopedia.

eff.org/pages/internet-still-w…

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I dati clinici: un bene comune?

Le notizie dal Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino su @eticadigitale

12 febbraio 2026 | Con Maurizio Borghi (Co-Direttore del Centro Nexa), Maria Chiara Pievatolo (Trustee del Centro Nexa) e Daniela Tafani (Faculty Fellow del Centro Nexa)
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Verso un’austerity dei diritti digitali (e non solo)

Le notizie dal Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino su @eticadigitale

CRS | 8 febbraio 2026 | di Maurizio Borghi
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nexa.polito.it/verso-unausteri…

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Una giuria ha affermato che Meta e Google hanno "progettato la dipendenza" in un processo storico negli Stati Uniti

Meta e YouTube, di proprietà di Google, sono stati accusati lunedì di aver promosso app altamente coinvolgenti sui bambini, mentre un processo storico sui social media è iniziato sul serio in un tribunale della California.

https://techxplore.com/news/2026-02-jury-told-meta-google-addiction.html

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Fallo subito e poi sfuggi alla regolamentazione

Contenuti in riproduzione automatica, pubblicità personalizzata, gamification: ecco gli elementi progettati per influenzare in modo sottile gli utenti di Internet. Il Digital Fairness Act mira a contrastare questo fenomeno. Tuttavia, uno studio del Corporate Europe Observatory rivela che le grandi aziende tecnologiche come Meta e Google stanno facendo pressioni contro i piani della Commissione Europea.

https://netzpolitik.org/2026/big-tech-lobbying-erst-machen-dann-lieber-nicht-reguliert-werden/#netzpolitik-pw

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Sousveillance: quando il pubblico sorveglia lo Stato di sorveglianza

In un periodo di ripetuti scontri violenti tra civili e forze dell'ordine federali, in particolare quando coinvolgono agenti del Dipartimento della sicurezza interna, registrare e documentare le loro attività è fondamentale per garantire verità e responsabilità.

https://thefulcrum.us/civic-engagement-education/sousveillance-ice-surveillance-state-dhs-data

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Tecnocapitalismo USA: controllare gli utenti o smontare le premesse giuridiche degli oligopoli? Il post della prof.ssa Federica Capelluti su X

@eticadigitale

Alla domanda “come affronterebbe il controllo pervasivo del tecnocapitalismo statunitense?” si può provare a rispondere chiedendosi se sia più utile, per affrontare il problema, controllare gli utenti oppure lavorare sulle leve economico-giuridiche che hanno permesso la nascita e il consolidamento degli oligopoli tecnologici.
Qui alcuni appunti su indizi della natura pretestuosa di certi slogan ricorrenti, addotti per giustificare il controllo, e su possibili leve concrete da costruire o da azionare perché, anche quando esistono, restano sistematicamente eluse.

1) Sui pretesti.

Primo indizio: la prima tutela dei minori dovrebbe essere a scuola

La tutela dei minori è un obiettivo legittimo, ma rischia di venir usato come passepartout per l'identificazione e il controllo generalizzato dell’accesso alla rete e delle comunicazioni private, vd. iniziative come la verifica dell'età e Chat Control 2.0.
La Commissione UE ha pubblicato un modello per la verifica dell’età che, sulla carta, prova a essere rispettoso della privacy dell’utente verso la piattaforma o la app finale [ec.europa.eu/commission/pressc… ma in ogni caso introduce un meccanismo di controllo in accesso. Il modello è costruito sulle stesse specifiche del portafoglio europeo di identità digitale (digital ID wallet / EUDI Wallet) e pensato per integrarsi con esso. Non è difficile intravedere almeno un rischio di slittamento d’uso: ciò che nasce per una categoria di contenuti può diventare infrastruttura di accesso e quindi di sorveglianza [edri.org/our-work/showing-your… e di conseguenza anche di chilling effect, cioè di incentivo all’autocensura e persuasione a non utilizzare spazi digitali perfettamente leciti.
Se davvero l’interesse primario fosse sui minori, si sarebbe dovuto partire dalla scuola. In primo luogo, si sarebbe dovuto evitare di normalizzare ecosistemi proprietari nella scuola (e nell'università). Invece è stato fatto l’opposto: durante e dopo la pandemia, con la DAD, la dipendenza da piattaforme private #GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft) si è consolidata enormemente [[altreconomia.it/la-scuola-ital…](https://altreconomia.it/la-scuola-italiana-al-mercato-dei-dati/%5D.)
La piattaformizzazione (platformisation) dell’educazione è stata presentata e introdotta come una innovazione “neutrale”, come semplice “uso di strumenti digitali”, ma nella realtà è una trasformazione profonda che implica una riorganizzazione della scuola (e del senso della scuola) attorno alla piattaforma stessa. Non è solo una questione tecnica-economica ma ha a che fare con i fini dell’educazione, l’autonomia dell’istituzione, e la forma mentis che coltiviamo negli studenti stessi. Si tratta di una trasformazione che espone la scuola a “una riduzione in chiave utilitaristica” [[testoesenso.it/index.php/testo…](https://testoesenso.it/index.php/testoesenso/article/view/599%5D.) Inoltre, anche dal punto di vista dell'interesse economico pubblico questa scelta è controproducente perché induce trasferimento di ricchezza della collettività (attraverso la spesa pubblica) ad attori privati extra-nazionali, rinforzando il lock-in tecnologico. Una ricchezza che invece potrebbe alimentare la creazione di infrastrutture e servizi pubblici in un ciclo economico positivo, di sviluppo, per la collettività stessa.
Ovviamente esistono alternative, abilitate dal software libero, da standard aperti e interoperabili e da infrastrutture pubbliche, ma le proposte in tal senso rimangono sostanzialmente inascoltate. Qui un’iniziativa recente ma utile a ricordare che la normativa italiana è già orientata a privilegiare soluzioni non proprietarie, ma raramente viene applicata [[softwarelibero.it/sites/defaul…](https://www.softwarelibero.it/sites/default/files/fields/field_file/lettera_istruzione_190425.pdf%5D.)
Perciò, quando si parla di “tutela dei minori” e al contempo li si immerge fin dalla scuola in un ambiente digitale strutturalmente tossico (per es., a rischio estrazione dati e profilazione, a rischio dipendenza tecnologica, per non parlare dei rischi relativi alla qualità e alla natura dell'appredimento) [Vd. come esempio concreto: [noyb.eu/it/noyb-win-microsoft-…](https://noyb.eu/it/noyb-win-microsoft-ordered-stop-tracking-school-children%5D,) le priorità andrebbero riviste. Infine, tutto il discorso relativo alla necessità di verifica dell'età ignora le possibilità offerte dagli strumenti di parental control che possono essere utilizzati dalle famiglie. Si dovrebbe lavorare a rendere questi strumenti più incisivi e facili da utilizzare.

Secondo indizio: istituzionalmente è più “comodo” negoziare con pochi attori

Un elemento più antipatico forse da accettare ma reale deriva dal constatare come, dal punto di vista delle istituzioni UE, un ecosistema pienamente plurale e decentralizzato (cosa tecnicamente possibile) sia molto più difficile da gestire. La storia recente (per es. nel periodo pandemico) ci dimostra che la CE preferisce interagire, anche attraverso canali informali [vd. judiciary.house.gov/sites/evo-… con un numero ristretto di piattaforme proprietarie per regolare il discorso pubblico. Esiste cioè un incentivo strutturale in tema di “social” a preferire oligopoli digitali perché abilitano scorciatoie politicamente molto appetibili per la moderazione dei contenuti.

Terzo indizio: “take back control” europeo, ma di cosa?

Suona bene “take back control”, ma è retorico se a monte non si affrontano alcuni nodi strutturali. Primo, la dipendenza extra-UE lungo tutta la filiera digitale (software, cloud, cybersicurezza, hardware). Uno studio del Parlamento europeo 2025 la mappa in modo esplicito le dipendenze europarl.europa.eu/thinktank/e…
Secondo, gli effetti extraterritoriali delle infrastrutture globali. Qui [roars.it/chi-ha-paura-della-li… ho fatto due esempi, riferendomi al caso di Francesca Albanese e a quello della Corte Penale Internazionale, per mostrare come la sovranità, anche a livello giurisdizionale, possa essere “bucata” grazie alla natura globale/transnazionale dei sistemi e servizi bancari e digitali.
In sintesi, aggiungere “regole” per l’accesso a internet e ai social non scalfisce minimamente le piattaforme oligopoliste. Le regole sono semmai rivolte contro gli utenti, di certo non contro le Big Tech.

2) Sulle leve concrete

Innanzitutto, gli oligopoli non sono un accidente della natura: sono il frutto di scelte normative e politico-economiche (e culturali) che hanno costruito recinti da cui è molto difficile uscire.
Per questo la soluzione non dovrebbe essere cercare di contrapporre a questi “giganti” altri giganti “nostrani” ma smontare le premesse giuridiche su cui si è potuta consolidare la la loro natura oligopolista. È questa natura oligopolista o accentrata (anche statale o unionale) delle tecnologie ad essere di per sé un pericolo per la democrazia, a prescindere da chi le controlla.

La leva tecnico-giuridica: il diritto (o divieto) di aggirare i recinti tecnologici

La leva tecnico-giuridica è quella che negli USA con il DMCA (Digital Millennium Copyright Act) e in Europa con direttive affini sul copyright digitale rende difficilissimo se non rischioso (per il consumatore) se non addirittura proprio illegale aggirare quelle che sono vere e proprie limitazioni d’uso dei propri dispositivi o accesso ai propri dati. Vd. per fare un esempio le ricadute sul tema della riparazione [repair.eu/resources/policy-bri…
Allargo volutamente il discorso ai dispositivi perché, mentre l’UE sta ponendo grande attenzione ai “social”, abbiamo un duopolio Apple/Google a governare il mercato degli smartphone, strumenti che stanno diventando l’interfaccia primaria della vita sociale, economica e politica. @demartin ha scritto un libro proprio su questo, dove mostra come, rispetto al vecchio PC, lo smartphone comprime libertà basilari (installare liberamente, cambiare sistema operativo, manipolare davvero il dispositivo, avere più di un profilo utente per dispositivo – tanto per riallacciarsi al tema della tutela dei minori). Fino ad arrivare al paradosso che siamo noi ad essere posseduti dal dispositivo più che il contrario. [addeditore.it/prodotto/juan-ca… nexa.polito.it/wp-content/uplo…
Le stesse problematiche riguardano un’infinità di oggetti di uso comune e di lavoro il cui controllo viene sempre più esternalizzato dall’utente grazie all’elettronica, al firmware e al governo su cloud. Il che ha anche tutta una serie di ovvie e non positive conseguenze sulla tanto declamata sicurezza, ma il fatto rimane in secondo piano.
Insomma, “riprendere controllo” sul serio vorrebbe dire prima di tutto rimuovere i blocchi giuridici e tecnici che impediscono all’utente di possedere davvero i “suoi” dispositivi e i “suoi” dati. Solo così potrebbe crearsi un mercato plurale e decentralizzato di imprese tecnologiche e comunità che creano servizi e strumenti indipendenti. Cory Doctorow ha presentato una strategia di questo tipo nel caso del Canada, ma è un’analisi che si adatta anche all’UE; è molto interessante e il titolo è significante: “Disenshittification Nation”: [[pluralistic.net/2026/01/29/pos…](https://pluralistic.net/2026/01/29/post-american-canada/#ottawa].)

3) Cose fattibili da adesso (con volontà politica) per contrastare la pervasività delle Big Tech

Sul lato delle piattaforme, qualcosa di realistico e incisivo si potrebbe fare da subito, con volontà politica, a partire da scuola/università e P.A., come primo terreno di decolonizzazione dalle #GAFAM.
In secondo luogo, andrebbero azionati requisiti democratici minimi su tutte le piattaforme online, e tanto più sulle very large.
Requisito minimo #1: per tutte le piattaforme, algoritmi open source realmente ispezionabili/verificabili, perché oggi determinano visibilità, priorità, la formazione delle varie echo-chamber e conseguente polarizzazione degli utenti. Conoscerli e poterli verificare è molto istruttivo, quantomeno, e culturalmente e politicamente importante.
Requisito minimo #2 (il più importante): algoritmi di moderazione “neutrali” salvo la rimozione di contenuti illegali (filiera che peraltro dovrebbe essere sotto il controllo della polizia postale e delle apposite agenzie statali). Per il resto: pluralismo e controllo da parte dell’utente, non “verità d’autorità”.
Infine: alternative concrete alle grandi piattaforme social esistono già. Un esempio di “sistema decentralizzato e plurale” che conosco come utente è Mastodon (Fediverso): software libero, federato, basato su protocollo ActivityPub: abilita un pluralismo reale perché si basa su molteplici istanze/moderazioni e non su un centro unico. Proprio perché pluralista, la moderazione è locale e più frammentata; la scoperta di contenuti richiede maggiore iniziativa da parte dell’utente, la governance è senz’altro più faticosa perché è a carico degli utenti che creano e mantengono le istanze. È il prezzo di non avere un sovrano. Sobbarcarselo, probabilmente, richiede anche un cambiamento culturale.

Qui il post originale

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SOCIAL VIETATI UNDER 16: di chi è la COLPA e qual è la SOLUZIONE?

La vera soluzione non è tecnologica, ma passa per la responsabilizzazione dei genitori che forniscono l'accesso, possibilmente con una sana deterrenza economica.
Perché quando non si è in grado di esercitare la responsabilità individuale, la prospettiva è sempre la sorveglianza di Stato.

Inutile dire che sono TOTALMENTE d'accordo con @lastknight

https://youtu.be/PLjnxix224Q

@eticadigitale

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128° Nexa Lunch Seminar – Social media e obbligo di remunerare i “creators”

Le notizie dal Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino su @eticadigitale

25 febbraio 2026 | LUDOVICO BOSSI (Università Luiss Guido Carli)
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nexa.polito.it/lunch-128/

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https://interoperable-europe.ec.europa.eu/collection/open-source-observatory-osor/news/germany-aims-standardise-odf-2027

Nel 2025, il governo federale tedesco si è impegnato ad adottare l'Open Document Format (ODF) come standard nazionale, spinto da ambizioni che vanno oltre la semplice interoperabilità tecnica. Nel marzo 2025, durante la sua 46a riunione, il Consiglio di pianificazione IT (IT Planungsrat), l'organismo politico centrale che guida la digitalizzazione della pubblica amministrazione in Germania, ha osservato che “i formati di scambio aperti sono necessari per la cooperazione a livello nazionale”, accogliendo con favore la risoluzione della 2a Conferenza dei ministri digitali (DMK), che si è tenuta il 18 ottobre 2024 a Berlino. In quell'occasione, la DMK ha riconosciuto i formati aperti come un elemento chiave per rafforzare la sovranità digitale della pubblica amministrazione tedesca e ha invitato il Consiglio di pianificazione IT a promuovere l'adozione di un formato di scambio aperto, come l'ODF, nelle procedure tra il livello federale e gli Stati entro il 2027, in linea con le capacità di implementazione e migrazione dei sistemi esistenti. La DMK è stata istituita nell'aprile 2024 come conferenza permanente dei ministri digitali dello Stato e come continuazione delle riunioni “D16” tenutesi dal 2019, promuovendo lo scambio con il governo federale e il Consiglio di pianificazione IT.

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Lo scudo europeo per la democrazia: la fiaba del cittadino da proteggere e le fabbriche del falso

Lo Scudo europeo per la democrazia viene presentato come un argine a disinformazione e interferenze straniere, ma finirà per istituzionalizzare la censura preventiva nello spazio informativo. Diventano suscettibili di limitazioni contenuti “altrimenti legali” ma “rischiosi”, una categoria tanto elastica da inglobare qualunque contenuto politicamente scomodo. La “difesa della democrazia” comporta la stigmatizzazione del conflitto delle idee come devianza e la costruzione di una filiera di segnalazione, fact-checking e neutralizzazione finalizzata a “tutelare l’integrità dello spazio informativo” e che coinvolge piattaforme online, ONG e istituzioni pubbliche sotto un’opaca regia del potere esecutivo. È un dispositivo che, se attuato, minerà alla radice i diritti fondamentali della libertà di espressione e della libera circolazione delle idee, pietre angolari di una democrazia sostanziale. (Seconda parte)

Qui il link alla prima parte

https://www.roars.it/lo-scudo-europeo-per-la-democrazia-la-fiaba-del-cittadino-da-proteggere-e-le-fabbriche-del-falso/

@eticadigitale

Grazie a scarl1ga per la segnalazione

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Chi ha paura della libertà? Lo Scudo europeo per la democrazia e la deriva autoimmune dell’UE

@eticadigitale

Lo Scudo europeo per la democrazia viene presentato come un argine a disinformazione e interferenze straniere, ma finirà per istituzionalizzare la censura preventiva nello spazio informativo. Diventano suscettibili di limitazioni contenuti “altrimenti legali” ma “rischiosi”, una categoria tanto elastica da inglobare qualunque contenuto politicamente scomodo. La “difesa della democrazia” comporta la stigmatizzazione del conflitto delle idee come devianza e la costruzione di una filiera di segnalazione, fact-checking e neutralizzazione finalizzata a “tutelare l’integrità dello spazio informativo” e che coinvolge piattaforme online, ONG e istituzioni pubbliche sotto un’opaca regia del potere esecutivo. È un dispositivo che, se attuato, minerà alla radice i diritti fondamentali della libertà di espressione e della libera circolazione delle idee, pietre angolari di una democrazia sostanziale.

#roars

https ://www.roars.it/chi-ha-paura-della-liberta-lo-scudo-europeo-per-la-democrazia-e-la-deriva-autoimmune-dellue/

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Vietare cose ad altre persone è facile

L'Australia ha adottato misure per obbligare le aziende di social media a impedire ai minori di 16 anni di avere un account, e si parla sempre di seguire l'esempio del Regno Unito. Oggi voglio spiegare brevemente perché ritengo che sia una cattiva idea.

https://dogdogfish.com/blog/2026/01/14/banning-things-for-other-people/

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L'ELITE dei figli di puttana: l'app Palantir che l'ICE usa per trovare i quartieri da razziare

Il materiale interno dell'ICE e la testimonianza di un funzionario ottenuti da 404 Media forniscono il collegamento più chiaro finora tra l'infrastruttura tecnologica che Palantir sta costruendo per l'ICE e le attività dell'agenzia sul campo

https://www.404media.co/elite-the-palantir-app-ice-uses-to-find-neighborhoods-to-raid/

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191° Mercoledì di Nexa – Un’alternativa al capitalismo digitale? Confini e traiettorie delle piattaforme cooperative

Le notizie dal Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino su @eticadigitale

11 febbraio 2026 | STEFANO TORTORICI (Scuola Normale Superiore di Firenze)
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Buon Compleanno Wikipedia: 25 anni di sapere umano condiviso!

In un quarto di secolo, Wikipedia è diventata l'enciclopedia online più grande al mondo, grazie a una comunità di volontari che lavora senza sosta con l'obiettivo di diffondere una conoscenza

https://www.vivere.it/2026/01/14/buon-compleanno-wikipedia-25-anni-di-sapere-umano-condiviso/6007/

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Meta nomina l'ex consigliera di Trump Dina Powell McCormick presidente e vicepresidente

La notizia ha ottenuto il plauso del presidente degli Stati Uniti Donald Trump . In un post sulla sua piattaforma social Truth Social, il presidente repubblicano ha affermato che la mossa è stata una "grande scelta" da parte del CEO di Meta Mark Zuckerberg, e ha sottolineato che Powell McCormick ha "servito l'amministrazione Trump con forza e distinzione".

https://apnews.com/article/meta-dina-powell-mccormick-trump-adviser-bce6b207f1754284f9b922b0ea8ec7bf

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informapirata ⁂ :privacypride:: "La funzionalità porno deepfake di X violano i TO…" - Mastodon Uno Social - Italia

https://mastodon.uno/@informapirata/115883245474931258

> La funzionalità porno deepfake di X violano i TOS degli store: ma Tim Cook e Sundar Pichai sono dei codardi !Da quando Grok spoglia donne e bambini, ho atteso quello che davo per scontato fosse inevitabile: la rimozione di X dagli app store di Apple e Google. Il fatto che ciò non sia ancora @eticadigitale

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La funzionalità porno deepfake di X violano i TOS degli store: ma Tim Cook e Sundar Pichai sono dei codardi

!Da quando Grok spoglia donne e bambini, ho atteso quello che davo per scontato fosse inevitabile: la rimozione di X dagli app store di Apple e Google. Il fatto che ciò non sia ancora accaduto mi dice qualcosa di serio sulla leadership della Silicon Valley: Tim Cook e Sundar Pichai sono codardi senza spina dorsale terrorizzati da Elon Musk.!

https://www.theverge.com/policy/859902/apple-google-run-by-cowards

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Scorza: “Il 2026 sulle barricate per difendere regole e democrazia”

La rivolta anti-regolazione del 2025 punta a far dettare le “regole” dalla tecnologia. Le norme restano lo scudo dei diritti: innovazione vera è distribuire i benefici a tutti

https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/diritti-e-tecnologia-nel-2026-bisogna-re-innamorarsi-delle-regole-democratiche/

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127° Nexa Lunch Seminar

Le notizie dal Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino su @eticadigitale

28 gennaio 2026
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nexa.polito.it/127-nexa-lunch-…

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La resa della Silicon Valley a Trump ci ha mostrato la vera faccia del mondo tech

Dopo aver incarnato per decenni ideali e utopie di frontiera, le élite tecnologiche hanno tradito la loro natura asservendosi al presidente americano

https://www.wired.it/article/silicon-valley-resa-a-trump-vera-faccia-del-mondo-tech/

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"Elon Musk sta giocando col fuoco": tutti i rischi legali legati al disastro del deepfake di Grok

Esistono strumenti legali per arginare quanto sta accadendo su X, ma l'incidente costituirà un precedente per il modo in cui queste leggi e normative vengono applicate alle immagini generate dall'intelligenza artificiale.

https://cyberscoop.com/elon-musk-x-grok-deepfake-crisis-section-230/

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